I contratti del giornalismo digitale: una storia già vista

domenica 18 aprile 2010

Perchè il giornalisti on line non debbono avere un regolare contratto di lavoro? I contenuti pubblicati da pubblicisti e professionisti sul web in forma scritta, parlata, filmata, animata, fotografata, hanno forse meno valore di quelli stampati, o visti in tv, o sentiti alla radio? La deontologia professionale di un iscritto all'ordine dei giornalisti non si applica quando si lavora per la rete? Il contratto nazionale Fnsi ha valore per i professionisti che operano sul web?

Il settore web del giornalismo, o meglio, il giornalismo digitale, inteso come avanguardia professionale e non sottoscala dei disperati, è oggi assimilabile al giornalismo radiotelevisivo di 10 anni fa. Proprio 10 anni fa sindacato e associazioni di categoria riuscirono nell'impresa epocale di mettere insieme le forze e licenziare un contratto: l'Aeranti-Corallo, che riusciva a tutelare la categoria dei lavoratori dell'informazione radio-televisiva (sfruttatissimi tanto per cambiare) trovando un giusto compromesso economico per le imprese (leggi editori) del settore.

Il contratto Aeranti Corallo doveva essere la pietra miliare, l'inizio di un percorso per dare pari dignità ai lavoratori dell'informazione del comparto radiotelevisivo ed invece è stata la pietra tombale sul settore. Non un punto di partenza ma l'arrivo, un arrivo in salita, visto le differenze retributive e non solo degli addetti assunti con il contratto aer-anti-corallo rispetto ai colleghi fnsi, ma così stanno le cose.

Per gli operatori dell'informazione sul web, siamo molto, ma molto prima dell'idea di un Aeranti-Corallo che è davvero poco, pochissimo.

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